Le aree archeologiche della città di Crotone
Data la particolare conformazione del territorio su cui sorse la città il tessuto urbano fu articolato secondo tre grandi partizioni.

La prima, comprendente l'acropoli (la medievale Cotrone ) e i settori dall'attuale piazza Pitagora fino all'Ospedale, aveva orientamento N-S.
La seconda, dal Campo Sportivo al fiume Esaro, era divergente di 30° ad Est.
La terza, infine, dal fiume Esaro alla contrada Vela e fin quasi il torrente Passovecchio, costituita da un ampio spazio pianeggiante (parco Montedison e Vigna Galluccio) con piccoli rilievi ai bordi (collina della Batteria), era divergente di 60° ad Est.
Grazie alle numerosissime esplorazioni stratigrafiche e geofisiche compiute negli ultimi decenni del XX secolo e all'inizio del XXI secolo è stato possibile in linea di massima delineare come si sviluppò e si perfezionò nei secoli l'impianto geometrico, razionale e funzionale
Il raggiungimento in numerosi saggi urbani degli strati di frequentazione più antichi, dall'ultimo quarto dell'VIII sec. a. C. alla prima metà del VII sec. a. C., ha fornito importanti dati sull'occupazione intensa di buona parte dell'area che sarà della polis tardo-arcaica, classica ed ellenistica. Tuttavia, in mancanza di dati precisi sulle modalità di insediamento e sulla tipologia delle abitazioni fino alla metà del VII sec. a. C. (a questo periodo infatti risalgono i primi resti murari noti) si possono formulare solo caute ipotesi, cercando di cogliere gli elementi fondamentali dell'organizzazione dello spazio urbano per questo periodo così antico. Sembra infatti di ravvisare una primitiva ripartizione geometrica, costituita dai nuclei di kleroi - adattati alla morfologia del territorio - e dagli assi stradali, già delineati nelle loro fondamentali direzioni verso le aree libere retrostanti, verso cui furono progressivamente allungati.

In base alle testimonianze archeologiche, il piano regolatore, tracciato precedentemente nelle sue linee essenziali, solo verso la fine del VII e l'inizio del VI sec. a. C. si consolida e si definisce sempre più. Percepiamo così la dinamicità politica e sociale della città in crescita che, proprio per la sua voglia di affermazione, in questo periodo si spinge ulteriormente nella chora e cerca alleanze o muove guerra ad altre comunità greche.
Alla luce delle attuali ricerche, invece, non è possibile avere un quadro urbanistico e monumentale abbastanza chiaro della città tra VI e il V sec. a. C., pur essendo un periodo denso di avvenimenti durante il quale la città conobbe alti e bassi: le guerre intorno alla metà del VI sec. a. C. contro Siris - da cui ne uscì vittoriosa - e la rovinosa guerra contro Locri, l'arrivo di Pitagora e la guerra vittoriosa contro Sibari con l'annessione del suo territorio, le sedizioni - che tra l'altro portarono alla cacciata del filosofo e arrecarono anche danni ai monumenti cittadini.

Ci sfuggono le localizzazioni di aree sacre e pubbliche e di monumenti di cui rimane un'eco nelle fonti, come il tempio di Eracle e quello delle Muse, costruito su consiglio di Pitagora; il Ginnasio in cui insegnava lo stesso Pitagora; l' ekklesiasterion per l'amministrazione della polis ; la grande sala per riunioni costruita dai duemila seguaci del filosofo. Ma anche di monumenti che certo non potevano mancare in una città greca quali il teatro e lo stadio. Non si hanno, inoltre, dati a sufficienza sulle abitazioni private, per la difficoltà di investigare queste fasi, per la sovrapposizione ad esse delle strutture più recenti.
Per il V sec.a.C. possiamo farci un'idea indiretta sulla sontuosità e la monumentalità di alcuni edifici pubblici e sacri all'interno della cinta muraria solo grazie al reimpiego negli edifici di IV e III sec. a. C. di blocchi di arenaria squadrati, con anathyroseis accurate, e altri frammenti architettonici in pietra (rocchi di colonne, frammenti di capitelli dorici ecc.) e talvolta in terracotta (frammenti di rivestimenti policromi come quelli da via XXV Aprile/cantiere Foti II).
Il tutto testimonia l'esistenza a Crotone in quel periodo di maestranze altamente specializzate.
Nel IV sec. a.C. l'impianto urbanistico precedente, rispettato nei suoi lineamenti essenziali, assume una distribuzione per strigas . Alla luce delle attuali scoperte non si conoscono le dimensioni precise per una ricostruzione dell'isolato tipo. Tuttavia, sulla base di alcuni dati di scavo e in riferimento a calcoli parziali, è possibile ricostruire almeno la misura dei fronti delle insulae (mt. 35 area Gravina, B.P.C...; però mt.40 nell'area ex-Montedison secondo le prospezioni geofisiche) in senso Nord-Ovest/Sud-Est e di mt. 70.50 in senso Nord-Est/Sud-Ovest, sulla base di unità abitative di circa mt. 17 x 23.00 (area Gravina, area Via Tedeschi, cantiere Ospedale, B.P.C.), separate da stretti ambitus variabili (da mt. 0.90 a 1.10) La misura di mt. 35, ripetuta quattro volte,a cui si sommano gli spazi di due strade di circa mt. 5, è quella che più si avvicina alla distanza di mt. 160.00 verificata tra i due stenopoi individuati in Via Tedeschi/cantiere Messinetti e Via Firenze.

Le verifiche di questi ultimi anni, infine, hanno permesso di verificare anche che nella seconda metà del IV sec. a.C. in alcuni settori cittadini sono state variate leggermente la larghezza degli stenopoi (da 5 mt a poco più di 4 mt, come per es. in via XXV Aprile e al Fondo Gesù) e in alcuni casi anche l'orientamento delle strutture, soprattutto nel secondo blocco urbanistico (da +30° a circa +40°, come per es. sempre al Fondo Gesù, proprietà Romano). Inoltre, si assistito talvolta alla chiusura delle strade con muri trasversali, soprattutto nei settori più prossimi alla linea di costa, come ad esempio in via XXV Aprile prop. Foti.
Fino al secondo decennio del III sec. a. C. la città mantiene l'estensione dei secoli precedenti, ma alla fine della guerra tra i Romani e Pirro Crotone, per la strage fatta dei suoi cittadini, si contrase, tanto che lo storico romano Tito Livio (24, 3) ci informa che il fiume Esaro, che prima attraversava la città, ora resta al di fuori a lambire la parte abitata.
L'inesorabile decadenza della polis greca è ormai compiuta e bisognerà aspettare l'epoca romana per un ripopolamento della città, ormai ridotta alla sola collina del Castello.
