Centocamere
Lo scavo condotto a Centocamere, iniziato nel 1950 da G. Oliverio, ha consentito di accertare le principali caratteristiche dell'impianto urbanistico della colonia, che dai dati stratigrafici più antichi si può datare alla fine del VII secolo a.C., al momento della fondazione della polis.

È stato messo in luce l'impianto regolare della città greca costituito da isolati stretti e allungati che occupavano tutta la zona pianeggiante sino ai delle colline.
Gli isolati, di m. 27 x 110, sono delimitati da grandi strade parallele alla costa larghe 14 m (plateiai), che si incrociano ortogonalmente a state più piccole di 4 m. (stenopoi).

Le strade non avevano una vera e propria pavimentazione ma erano formate da strati di terra battuta, ghiaia e frammenti di ceramica per facilitare il drenaggio delle acque.
Le case erano costruite con le fondazioni in ciottoli a secco e elevato in mattone crudo, con copertura in tegole e coppi. Erano composte da più vani coperti intorno ad un'area scoperta, spesso in posizione centrale. La superficie dei lotti varia da 120 mq. ad un massimo di 250 mq. circa.
La parte più vicina alle mura degli isolati scavati è occupata dal quartiere produttivo, risalente alla metà del IV secolo a.C., dove gli isolati non rispettano la scansione regolare, ma hanno forme irregolari.
Qui sono state messe in luce diverse fornaci , di cui la maggiore ha un diametro di m.3,80, e probabilmente serviva per la cottura dei laterizi, datata alla metà del IV - inizio III secolo a.C.

All'interno di un isolato adiacente vi sono i resti di una follonica, composta da tre vasche circolari comunicanti, che veniva utilizzata per tingere le stoffe.
Molti sono i materiali rinvenuti negli scavi di Centocamere e conservati nel Museo Nazionale di Locri Epizefiri.

Sempre nell'area di Centocamere, Immediatamente a ridosso delle mura di cinta della città, è stata messa in luce la vasta Stoà ad U.
