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Locri

"... Locri Epizefiri fondata, sotto la guida di Euanthes, poco tempo dopo la fondazione di Crotone e Siracusa... Abitarono tre o quattro anni presso Capo Zefirio, poi spostarono la loro polis con l'aiuto di Siracusani e Tarantini. Laddove i Locresi stabilirono il loro accampamento, là c'è una fonte Locria..."

Strabone

Mannella

L'area collinare di Locri Epizefiri non era intensamente urbanizzata ma risultava fondamentale per la polis , tanto da essere inclusa nel circuito murario.

Le mura nel vallone Saitta-Abadessa, ai piedi della Mannella (scavi Orsi)

Nella parte collinare della città antica la sommità delle tre colline (150 m. sul livello del mare) Castellace, Abbadessa e Mannella formavano una sorta di “acropoli naturale”, delimitata dalle mura e difesa da possenti torri fortificate.

Il colle della Mannella, noto archeologicamente soprattutto per il santuario di Persefone, la cui ricchissima stipe votiva venne esplorata da Orsi, ha restituito anche i resti di un tempio dedicato ad Atena, oggi ricoperto, e una torre difensiva.
Sul pendio settentrionale del colle è visibile infatti la cd. torre Marzano, la meglio conservata in elevato fra le torri di cinta locresi, risale ad epoca ellenistica. A pianta pressoché quadrata, m. 9 x 8, si articola in due ambienti aggettanti rispetto alle mura cui si appoggia.

Colle della Mannella: la torre Marzano

Il santuario di Persefone alla Mannella

Il celebre Persephoneion locrese, definito da Diodoro Siculo "il più famoso tra i santuari dell'Italia meridionale", venne identificato ed esplorato da P.Orsi negli anni tra il 1908 e il 1911 nel vallone ai piedi della collina della Mannella, immediatamente al di fuori del perimetro delle mura urbane. Tito Livio ricorda che esso era all'esterno della città, ma vicino alle mura: ciò corrisponde alla posizione del santuario della Mannella, nel quale il culto di Persefone è documentato da alcune iscrizioni di dedica alla dea.

Planimetria del santuario di Persefone e del colle della Mannella (da Orsi) Santuario di Persefone alla Mannella: il muro di contenimento del terrazzo

Il santuario occupava una stretta terrazza allungata, sostenuta da un muro di contenimento realizzato in blocchi squadrati di arenaria, che costituiva il limite del temenos del santuario, e lungo il quale scorrevano le acque del vallone Saitta. Poco più a valle, un varco nelle mura urbiche, in parte ancora conservate, permetteva il passaggio delle acque verso l'interno della città e forse consentiva anche l'accesso dei fedeli al santuario, che, come altri luoghi di culto locresi si trova in posizione suburbana.

Santuario di Persefone alla Mannella: il muro di contenimento del terrazzo (da Orsi)

Il santuario resta ancora sconosciuto per molti suoi aspetti: probabilmente vi erano piccoli edifici per conservare le offerte votive ma la natura del luogo, una stretta terrazza sul fondo di un vallone, e la particolarità del culto attribuito alle divinità dell'oltretomba, come Persefone, incentrato su altari per offerte e libagioni che attraverso il sottosuolo raggiungessero simbolicamente gli inferi, non richiedeva la presenza di un grande tempio monumentale, di cui peraltro non si è mai trovata traccia.

L'importanza archeologica del santuario della Mannella consiste nell'eccezionale ricchezza dei depositi votivi nei quali furono rinvenuti migliaia di reperti (statuette e rilievi in terracotta, ceramiche, armi e vasi in bronzo) per lo più del VI e del V secolo a.C.
L'uso di onorare la divinità con l'offerta di doni votivi iniziò alla Mannella fin dal VII secolo a.C. e continuò con particolare intensità nel VI e nel V secolo a.C.
Nella seconda metà del V secolo a.C. l'area del santuario fu ristrutturata con la costruzione di un muro di contenimento verso il vallone. Lo spazio fra questo muro e altre strutture di contenimento del soprastante declivio, forse di epoca precedente, fu colmato, secondo un uso consueto nei santuari greci, seppellendo migliaia di offerte votive del VI e della prima metà del V secolo a.C. (tra cui i celebri pinakes ).

Santuario di Persefone alla Mannella: tavoletta votiva in terracotta (pinax) con la rappresentazione del rapimento di Persefone (480-460 a.C.)

Dopo questa trasformazione fu costruito, alla base del pendio del colle, un piccolo edificio, di cui P.Orsi mise in luce le strutture di fondazione in blocchi di calcare, in parte sconvolti e asportati dopo l'abbandono dell'area. Si tratta di un tempietto o di un thesauros , una piccola costruzione per conservare doni votivi, munito di una fossa quadrata sotto il pavimento, cioè una sorta di cassaforte destinata a contenere oggetti preziosi.

La vita del santuario continuò nel IV e nel III secolo a.C., durante i quali le ricchezze del Persephoneion furono ripetutamente depredate da Dionisio II (intorno al 350 a.C.), da Pirro (nel 275 a.C. circa) e dal comandante romano Pleminio, luogotenente di Scipione, dopo la cacciata da Locri dei Cartaginesi, nella seconda guerra punica (205 a.C.).

Santuario di Persefone alla Mannella: edicola tesauraria (da Orsi)