Site Network: HOME | Museo Archelogico Nazionale Reggio Calabria | Autori | TOUR Soprintendenza | |

|

Locri

"... Locri Epizefiri fondata, sotto la guida di Euanthes, poco tempo dopo la fondazione di Crotone e Siracusa... Abitarono tre o quattro anni presso Capo Zefirio, poi spostarono la loro polis con l'aiuto di Siracusani e Tarantini. Laddove i Locresi stabilirono il loro accampamento, là c'è una fonte Locria..."

Strabone

Il Museo Nazionale di Locri Epizefiri

La visita agli scavi di Locri Epizefiri inizia con il Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri, progettato da G. De Franciscis ed inaugurato nel 1971, che rappresenta una valida introduzione, come testimonia la sua ubicazione immediatamente all'esterno dell'abitato antico.

Museo Nazionale di Locri Epizefiri - L'ingresso

L'attuale allestimento segue un criterio topografico, con i reperti raggruppati per sito di rinvenimento e si propone di dare al visitatore uno spaccato della vita quotidiana degli antichi locresi, con la presentazione dei reperti dell'abitato e le più aggiornate conoscenze sul mondo sacrale della polis attraverso le recenti scoperte dei santuari locresi. Il Museo offre quindi nuove chiavi di lettura del mondo umano e divino di una delle capitali della Magna Grecia. Appena entrati nell'area del Museo si è già immersi nella città antica; nel giardino antistante sono infatti visibili i resti di strutture di età ellenistica.

All'ingresso del portico sono esposti due grossi frammenti in calcare appartenenti al famoso tempio ionico di Marasà, un sarcofago romano in marmo di un illustre magistrato del municipium locrese: Caius Ottavianus Crescens , e la parte superiore di un'edicola funeraria (naiskos) ellenistica (IV-III sec. a.C.), proveniente dalla necropoli di contrada Faraone, rinvenuta da Paolo Orsi

Museo Nazionale di Locri Epizefiri: il portico Il frontoncino dell'edicola funeraria al momento del rinvenimento (da Orsi)

La visita al primo piano del Museo si apre con la sezione dedicata alle necropoli greche di Parapezza e Lucifero, situate a Nord-Est della città antica, dove il tipo di sepoltura più frequente era l'inumazione, in alcuni casi i bambini molto piccoli o i resti del rogo delle incinerazioni venivano deposti dentro anfore o hydriai (contenitori per trasportare l'acqua con tre manici), di cui alcuni esemplari del VI sec. a.C., sia d'importazione che di produzione locale, rinvenuti nella necropoli di Parapezza, sono esposti a lato della scala.

Della necropoli di Lucifero, indagata da P.Orsi che, negli anni dal 1910 al 1915, mise in luce più di 1600 tombe, attestando un uso ininterrotto del sepolcreto dalla fine dell'VIII sino agli inizi del II sec. a.C., sono esposti alcuni corredi. Di particolare rilevanza sono le arule, altarini domestici in terracotta con la fronte decorata a rilievo, che si rinvengono molto frequentemente tanto nell'abitato che nelle necropoli, dove venivano usate per compiere i sacrifici al momento della sepoltura o come segnacolo della tomba.

Necropoli di Lucifero: arula con quadriga in corsa (metà VI sec. a.C.)

I corredi maschili sono composti per lo più da vasi legati al banchetto: coppe (kylikes), tazze (skyphoi), brocche, boccali e crateri, che venivano utilizzati per miscelare il vino con aromi e miele.

Necropoli di Lucifero: cratere italiota a figure rosse del

Magnifico l'esemplare di cratere a campana a figure rosse (380-360 a.C.), attribuito al cosiddetto “Pittore di Locri”.
Tipici dei corredi femminili e probabilmente di produzione locale sono gli specchi in bronzo, rinvenuti in notevole quantità nella necropoli di Lucifero.

Necropoli di Lucifero: specchio in bronzo con manico a figura di efebo (fine VI sec. a.C.) Necropoli di Lucifero: manico di specchio in bronzo a figura di efebo (inizi V sec. a.C.)

Nella seconda sala sono esposti i materiali provenienti dal celebre santuario di Persefone alla Mannella, definito da Diodoro Siculo "il più famoso tra i santuari dell'Italia meridionale", identificato ed esplorato da P.Orsi negli anni tra il 1908 e il 1911 nel vallone ai piedi della collina della Mannella, immediatamente al di fuori del perimetro delle mura urbane.
Nella terza sala sono esposte le testimonianze provenienti da importanti aree sacre dedicate ad Afrodite ed Adone, dislocate all'estero delle mura, lungo il tratto affacciato verso il mare:
l'area di Marasà Sud e la Stoà a U.

Nelle sale 4 e 5 vi è un'ampia panoramica sui rinvenimenti dei quartieri abitativo-artigianali di Centocamere, posti all'interno delle mura. Lo scavo condotto a Centocamere, iniziato nel 1950 da G. Oliverio, ha consentito di accertare le principali caratteristiche dell'impianto urbanistico della città antica e molti aspetti della vita quotidiana degli antichi locresi.
Nella sala 6 sono esposti i materiali di molti importanti santuari locresi, differenti fra di loro sia per le divinità venerate che per la loro collocazione topografica: il Thesmophorion di contrada Parapezza; l'area sacra di Zeus Saettante; il santuario di Marasà; il santuario delle Ninfe di Grotta Caruso.

La grande vetrina della sala 7 presenta nella prima sezione i materiali provenienti da un pozzo rinvenuto in contrada Cusemi nel 1970, stracolmo di materiali risalenti al periodo ellenistico; la seconda parte è dedicata ai rinvenimenti del teatro (scoperto nel 1940 da P.E.Arias); la terza sezione propone interessantissimi materiali scoperti nel 1993 in uno scavo eseguito nell'area della famosa teca di pietra che conteneva le tabelle bronzee iscritte dell'archivio del Santuario di Zeus Olimpio; l'ultima parte della vetrina è occupata da alcuni frammenti della decorazione architettonica del tempio dorico di Marafioti: indagato da Paolo Orsi nel 1911, quando ormai la spoliazione dei resti dell'alzato era stata radicale.

Usciti dal Museo si è immediatamente immersi nella città antica di Locri Epizefiri.