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Locri

"... Locri Epizefiri fondata, sotto la guida di Euanthes, poco tempo dopo la fondazione di Crotone e Siracusa... Abitarono tre o quattro anni presso Capo Zefirio, poi spostarono la loro polis con l'aiuto di Siracusani e Tarantini. Laddove i Locresi stabilirono il loro accampamento, là c'è una fonte Locria..."

Strabone

Contrada Parapezza:

Il Santuario di Demetra Thesmophòros

Seguendo il percorso di un sentiero in terra battuta ci si trova immediatamente al di fuori della città antica e si passa all'interno del santuario dedicato a Demetra Thesmophòros , la madre di Persefone, dove sono stati rinvenuti più di 100 depositi votivi, un sacello, un altare di cenere e un recinto con un piccolo altare per le offerte, appartenenti ad un orizzonte cronologico che va dal VI secolo a.C. alla fine del III secolo a.C., con diverse fasi di frequentazione.

Planimetria del Thesmophorion di contrada Parapezza Thesmophorion di contrada Parapezza: il deposito circolare, l'altare di cenere e il sacello.

La prima fase di frequentazione del santuario si colloca dalla metà del VI all'inizio del V secolo a.C. ed è caratterizzata da un recinto (témenos) tangente le fortificazioni della città, costituito da muri in grossi blocchi, che circondano un'area di m. 50 x 80, all'interno del quale, vi erano grandi deposizioni di materiali votivi in fosse, in alcuni casi foderate e ricoperte da lastre di tegole o ciottoli, mentre, allo stato attuale delle conoscenze, non è stato possibile identificare nessun edificio sacro.

Thesmophorion di contrada Parapezza: l'area del sacello.

All'inizio del V secolo a.C. viene costruito un piccolo edificio sacro (m. 7.65 x 9.20), un sacello , con ingresso ad est; addossate ai muri perimetrali, sia all'interno che all'esterno, vi sono basse banchine intonacate sulle quali venivano esposte le offerte votive donate alla dea dalle fedeli.

Davanti all'ingresso del sacello, ad est, vi è l'altare di cenere (eschàra), il centro della vita del santuario, il luogo del sacrificio, dove arde il fuoco su cui si bruciano le parti degli animali riservate a Demetra e si arrostiscono quelle per i banchetti rituali. È costituito quindi dal cumulo di cenere e di ossi bruciati che resta dopo il sacrificio e racchiude le offerte votive più significative per la dea. All'interno di questa struttura si trovano deposizioni di ceramica (soprattutto coppette, kotylai ), semplici deposizioni di gruppi di foglie in metallo (100 in ferro, 1 in bronzo e 12 in argento).

hesmophorion di contrada Parapezza: l'altare di cenere (fase di V sec. a.C.)Thesmophorion di contrada Parapezza:le foglie d'argento depositate all'interno dell'altare

A poco meno di 8 metri a nord del sacello viene costruito un edificio rettangolare allungato, il cosiddetto Edificio B (m. 14 x 5), un portico (stoà ) con orientamento completamente differente rispetto alle altre strutture e con molte fasi costruttive, legate probabilmente a diverse funzioni.

Verso la metà del IV secolo a.C., in occasione della ristrutturazione della cinta muraria di Locri Epizefiri, il santuario subisce un rinnovamento radicale. In tutta l'area il piano di calpestio viene innalzato di 30 centimetri circa, il sacello e la stoà vengono ricostruiti e si realizzano nuove strutture cultuali: un recinto con un nuovo altare, un grande deposito circolare e un pozzo sacro.
Il sacello viene completamente rinnovato, le sue fondazioni sono rialzate e al suo interno vengono realizzate nuove banchine e un piccolo vano, forse per custodire le offerte più preziose. Testimonianza delle celebrazioni di rifondazione del santuario è la presenza a ridosso dei muri nord e sud del sacello e in tre lati dell'altare di deposizioni di oltre 1000 coppette impilate (kotylai), disposte in file parallele.

Thesmophorion di contrada Parapezza: le coppette (kotylai) deposte all'interno dell'altare di cenere

A ridosso delle mura, protetto dall'imponente torre angolare, nella seconda metà del IV secolo a.C. viene costruito un piccolo recinto, con all'interno un singolare altare e quattro depositi votivi.
L'altare era costituito da una cassa di tegole dalla quale emergevano quattro tubi destinati alle libagioni rituali, che venivano effettuate per mezzo delle coppette (kotylai) e dei vasetti miniaturistici (hydriskai ) rinvenute in un deposito attiguo (deposito E).

Thesmophorion di contrada Parapezza: l'altare con i tubi all'interno del recinto (seconda metà IV sec. a.C.)

Intorno alla fine del IV sec. a.C., tra il recinto e l'altare di cenere , viene edificato un grande deposito votivo circolare,di m 6.50 di diametro, delimitato da blocchi e con una copertura di ciottoli piatti, che conteneva numeroso materiale votivo, fra cui vasetti miniaturistici (hydriskai) e coppette (kotylai) impilate.

Verso la metà del IV sec. a.C. nello spazio dietro il sacello viene realizzata un'area sopraelevata, costituita da un lastricato in ciottoli su cui poggiano due grossi blocchi circolari di pietra, il più grande di questi, munito di prese per il sollevamento, nascondeva un pozzo sacro, profondo m. 1,80, con imboccatura in pietra e ghiere in terracotta. All'interno del pozzo sono stati rinvenuti resti di sacrifici (ossa e bruciato) insieme a piccole brocche (olpai) e vasi per olio (askòi).

Thesmophorion di contrada Parapezza: l'area ad ovest del sacello con il pozzo sacro.

Il lastricato che circondava il pozzo sacro, probabilmente la cavità in cui venivano lasciati a putrefare i maialini (megaron), fungeva anche da spazio per i sacrifici, come dimostra la diffusa presenza di coppette (kotylai) impilate, vasetti miniaturistici (hydriskai) e fossette piene di cenere e carboni.

Disegno ricostruttivo del Thesmophorion in IV – III sec. a.C.

continua...