Il Porto e la porta "portuense" delle mura
Nel tratto della cinta muraria locrese parallelo alla costa, costruito nella seconda metà del VI sec. a.C., modificato e rinforzato in più occasioni, si sono individuate quattro porte per il passaggio di uomini e merci, affiancate da varchi per lo scorrimento verso mare delle acque che scendevano dalle colline: la porta “portuense”, la porta di “Afrodite” e, a Centocamere, il propileo monumentale e il varco con postierla.

Della porta “portuense”, quello che oggi è immediatamente visibile è il canale per lo scorrimento delle acque, che interrompe la regolare tessitura delle mura, in blocchi squadrati di arenaria tenera, con un piano in blocchi di calcare. Nel varco si notano, verso monte, i muri obliqui per incanalare l'acqua e la spina centrale che divideva in due il canale, sulla quale si appoggiava la copertura, forse a due archi affiancati.
La porta vera e propria, poco più a sinistra del varco per chi guarda, realizzata nel VI sec. a.C. e successivamente modificata nel IV sec. a.C., fu sbarrata con un muro e definitivamente cancellata nel corso del III sec. a.C., a causa delle vicende belliche che ripetutamente (dalla guerra del re Pirro contro Roma alle Guerre Puniche) coinvolsero Locri.
A brevissima distanza dalla porta ora chiusa, è visibile un'altra struttura in blocchi squadrati di arenaria, addossata alla cinta muraria e perpendicolare ad essa. Questa struttura, che si protende rettilinea verso mare ed è conservata per circa 130 metri di lunghezza, è parallela ad un analogo muro posto accanto alla cosiddetta porta “di Afrodite”, situata a circa 200 metri di distanza verso Sud.
I due possenti muri delimitano e difendono un tratto di costa probabilmente destinato ad attività portuali: la depressione esistente fino ad anni recenti nello spazio esterno alle mura, dove ora trova posto un agrumeto, potrebbe interpretarsi con la traccia di un antico bacino portuale scavato artificialmente e poi colmato dalle alluvioni dopo la fine di Locri antica. Altri tratti delle mura di cinta di Locri Epizefiri, in blocchi squadrati di arenaria, sono visibili lungo il percorso che prosegue verso lo scavo di Marasà Sud con la porta “di Afrodite”.

