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Locri

"... Locri Epizefiri fondata, sotto la guida di Euanthes, poco tempo dopo la fondazione di Crotone e Siracusa... Abitarono tre o quattro anni presso Capo Zefirio, poi spostarono la loro polis con l'aiuto di Siracusani e Tarantini. Laddove i Locresi stabilirono il loro accampamento, là c'è una fonte Locria..."

Strabone

Locri prima di Locri

Le più antiche testimonianze di una presenza umana nella Locride risalgono a circa 7.000 anni fa. La fondazione della colonia greca di Locri Epizefiri è stata quindi preceduta da oltre 4.000 anni di "storia", durante i quali la cultura delle popolazioni calabresi si è lentamente evoluta, passando dalle semplici comunità contadine del Neolitico, alle complesse società dell'età del bronzo e del ferro, i cui capi intrattenevano rapporti commerciali e "diplomatici" con le altre culture del Mediterraneo.
Uno dei siti archeologici più antichi della Locride è Prestarona (n.1 nella sottostante mappa), un piccolo insediamento databile al V millennio a.C. ca. (Neolitico Medio), appartenente alla cultura"Stentinelliana".
L'Eneolitico o Età del Rame è rappresentato nella Locride solo da una serie di oggetti isolati provenienti dal territorio di Gerace. Di particolare interesse, infine, tre asce martello in pietra, raccolte nelle località Merici e Leto (3-4), di un tipo noto da contesti minerari o anche cavità artificiali di età preistorica, che potrebbero indicare la presenza nel territorio di Gerace di coltivazioni minerarie di età preistorica.

Il sito di Petti di Portigliola
Il più interessante sito archeologico della Locride risalente all'età del bronzo, si trova in località Petti di Portigliola (7). Qui, intorno al 1.800 a.C. (Bronzo Antico), su un pianoro in posizione dominante sul territorio circostante, sorgeva un ampio insediamento di circa 7 ettari, con numerose capanne di varie forme e dimensioni.

Il sito di Petti di Portigliola, panoramica Petti di Portigliola, i buchi di palo della capanna absidata (1.800 a.C.)

Il pianoro di Petti di Portigliola si eleva a circa 4 Km. In linea d'aria dal mare, alle spalle dell'antica colonia di Locri Epizefiri. Limitato su tre lati da alti strapiombi, è posto in una posizione particolarmente panoramica, che gli permetta di dominare completamente la fascia costiera, da Capo Bruzzano a Punta Stilo.
All'inizio dell'età del bronzo il pianoro di Petti di Portigliola è occupato da un grande villaggio di capanne, favorito dalla facile difendibilità del luogo e dalla prossimità di varie sorgenti d'acqua. Gli abitanti di questo villaggio appartenevano ad una cultura che presenta notevoli affinità con quella delle popolazioni contemporanee delle Isole Eolie, che successivamente i Greci identificheranno con il mitico popolo governato da Eolo, il signore del venti.
Scavati nel bancone di roccia che costituisce il pianoro, sono stati rinvenuti numerosissimi buchi di palo che delineano capanne di diversa planimetria pertinenti ad un vasto insediamento con un momento di massimo sviluppo collocabile in una fase iniziale dell'Età del Bronzo (1800 a.C. circa).

Uno dei più importanti insediamenti calabresi della prima età del ferro (X e il IX secolo a.C.), sorgeva sul pianoro di Gerace (10), estendendosi, con vari nuclei di capanne, dall'attuale centro storico, al terrazzo del Borgo e a quello di Monserrato, con un'estensione complessiva dell'insediamento di circa 40 ettari.

Gerace

Non sono state ancora localizzate le necropoli relative a questo insediamento che, sulla base di rinvenimenti analoghi nella zona di Locri (loc. Pirettina -11), sappiamo dovevano essere costituite da tombe a fossa.

Il sito di Janchina
Con l'VIII secolo la Calabria meridionale jonica si apre a influssi provenienti dalla Sicilia orientale, come dimostra l'adozione da parte delle popolazioni locali della tomba a grotticella (caratteristica delle culture siciliane) al posto di quella a fossa (ancora diffusa nel resto della Calabria). Sikeloi sono infatti gli abitanti della Locride secondo le fonti greche. In questo periodo alla decadenza di Gerace corrisponde il massimo sviluppo dell'abitato posto sul pianoro di Janchina, tra le fiumare di Gerace e di Portigliola, che doveva costituire il centro più importante di tutta la regione.

Necropoli indigena di Canale Janchina

L'abitato indigeno di Janchina si trova in posizione dominante su un pianoro immediatamente a ovest di Petti di Portigliola e rappresenta un esempio di abitato protourbano dell'età del ferro. Si tratta senz'altro della “capitale” della popolazione che abitava l'area prima dell'arrivo dei Greci, i Siculi, la cui società è attestata dagli splendidi corredi (Museo di Reggio Calabria ) delle tombe a camera scavate nel fianco della collina del vallone di Canale da Polo Orsi all'inizio del 1900 e tuttora visibili. Sono questi i siti di insediamenti indigeni dell'Età del Ferro identificati da Paolo Orsi e sondati sistematicamente con lo scavo solo nelle aree delle necropoli ad essi connesse (alcune tombe sono ancora visibili).

Necropoli indigena di Canale Janchina, Tomba a camera (da Orsi 1926) Necropoli indigena di Canale Janchina, Tomba a camera (da Orsi 1926)

Gli inse­diamenti dovevano distribuirsi in nuclei di capanne sull'altipiano, mentre le necropoli sono state identificate sulle pendici (di Canale e di Janchina) Si tratta di necropoli con tombe a camera artificiali articolate in un'anticamera quadrangolare o croce ed in una camera interna a pianta quadrata o rettangolare con banconi di deposizione del corredo (o poggiatesta dei defunti) tombe familiari, come attestano le sepolture plurime, che non superano tuttavia in genere le cinque unità. Le tombe di Canale-Janchina furono utilizzate per tutto l'VIII secolo, con chiare forme di acculturazione indotte dai rapporti commerciali che dovettero instaurarsi con i navigatori greci dal 730 a.C. ca., ma alla fine del secolo si verifica una brusca interruzione delle deposizioni, in corrispondenza cioè dell'insediamento stabile dei Locresi a nord del Capo Zefirio: le comu­nità indigene di Canale-Janchina furono dun­que, nella loro vicinanza al sito stabile pre­scelto dai coloni, tra le vittime prime di quei contrasti documentati, seppure aneddotica­mente, anche dalle fonti letterarie. Con la fondazione della colonia di Locri Epizefiri, attorno al 700 a.C., questo insediamento viene completamente abbandonato, ma le popolazioni sicule continuarono ancora per almeno un secolo a convivere pacificamente accanto ai coloni greci in villaggi di minore entità.

Uno di questi insediamenti minori doveva essere collocato nell'area di Gerace. Al momento non sono state ancora individuate tracce delle abitazioni di questo periodo, ben rappresentato però dai corredi della necropoli in contrada Stefanelli (18).
Si tratta di un sepolcreto costituito da una trentina di tombe a camera scavate nella roccia, disposte su un declivio, probabilmente lungo due sentieri paralleli scavati nella roccia. I sepolcri sono di forma approssimativamente quadrata, con basse banchine disposte su due o più lati, talvolta preceduti da una anticamera. Per la maggior parte non conservano più la volta, crollata in antico. Come le analoghe strutture della più antica

Stefanelli di Gerace Stefanelli di Gerace, ciondolo in bronzo rappresentante una coppia abbracciata, probabilmente un amuleto legato alla propiziazione della fertilità.