Il Teatro
Spostandosi nella parte alta della città, a monte del Dromo, attuale asse stradale che ripercorre una della principali strade della città antica, ci si trova al teatro greco-romano.
Realizzato in contrada Pirettina, attualmente nel comune di Portigliola (RC), alle pendici dell'altura di Cusemi, fu identificato nel 1940 da P. E. Arias, l'esplorazione, continuata da G. Iacopi, fu completata da A. De Franciscis alla fine degli anni '50. Negli anni sessanta a valle del teatro furono messi in luce due isolati scanditi da una strada (stenopòs) larga poco meno di 4 m., che rispettano per orientamento e dimensioni il disegno dell'impianto urbanistico pianificato della città greca.
L'impianto generale del teatro risale alla metà del IV secolo a.C., come sembra indicare il confronto con gli altri teatri del mondo greco, ma il monumento subì profonde trasformazioni in età romana.
E' stato calcolato che il teatro di Locri potesse contenere 4500 spettatori, una cifra approssimativa e soprattutto valutata su un insieme di strutture assai rimaneggiate; per questi motivi il calcolo, in mancanza di un preciso riferimento temporale, non può essere significativo. E' interessante notare come il teatro della prima età ellenistica subì progressivamente trasformazioni determinate da esigenze di spettacolo, che da propriamente "teatrali" diventano "anfiteatrali".

Il teatro in età greca
Il monumento è ben leggibile nei suoi tre fondamentali elementi costitutivi:
l' edificio scenico, con il palcoscenico, il fondale e gli ambienti di sevizio dove trovavano posto gli scenari e i macchinari per le rappresentazioni; l' orchestra , destinata negli spettacoli antichi ai movimenti e alle danze del coro e la cavea , che poteva contenere fino a 4500 spettatori.
L'edificio scenico ha pianta rettangolare con lo spazio per il palcoscenico (1) (proskénion) di m. 19 x 7, inquadrato da due ali (2) (paraskénia) e chiuso a valle dall'edificio del fondale (3) (skené), costituito da due vani quadrati dietro le ali e da uno allungato dietro il palcoscenico. Il palcoscenico era costituito da una struttura lignea sopraelevata sorretta da travi verticali i cui incassi quadrati sono visibili nei blocchi di calcare addossati al muro in ammollis rivolto verso l'orchestra. Dell'elevato dell'edificio ellenistico rimangono alcuni frammenti di cornice a dentelli, esposti al Museo di Locri, databili al III secolo a.C. Alle spalle della scena furono esplorati due pozzi, all'interno dei quali si rinvennero numerose terrecotte votive legate al mondo teatrale.
Di fronte alla scena si sviluppa lo spazio dell' orchestra. Si presenta con la sua forma a ferro di cavallo nell'aspetto assunto dopo le trasformazioni che il teatro ha subito in età romana.
Per l'età ellenistica si deve pensare ad un'orchestra più piccola con un diametro di m. 26/27, contro i 37 attuali. I gradini della cavea dovevano scendere più in basso, arrivando sino alla canaletta (4) per lo scolo delle acque (eurìpos), coperta da lastre di pietra, che segue l'andamento curvo dell'orchestra. Un'altra canaletta (5) , di età incerta, attraversa diametralmente l'orchestra e prosegue al di sotto dell'edificio scenico.
La cavea (koilon) presenta le gradinate scavate direttamente nella concavità naturale della collina, cui vennero adattate lastre di arenaria disposte in orizzontale e verticale per i sedili.
Solo nella parte centrale della cavea rimangono resti della gradinata, che in origine era divisa in 7 cunei (6) (kerkídes) da scalette (7) ( klímakes ), che consentivano di accedere ai vari ordini di posti.
A metà circa dello sviluppo originario della cavea si può riconoscere un passaggio orizzontale (8) (diazoma) che separava le gradinate più in alto agevolando l'afflusso degli spettatori.

Il teatro in eta' romana
In età imperiale romana (III secolo d.C.) l'edificio fu trasformato per adattarlo a tipi diversi di spettacoli come gli scontri fra gladiatori o i combattimenti tra uomini e animali, assumendo le funzioni di un anfiteatro.
Venne modificato l'aspetto della cavea riducendo il numero delle gradinate, con l'eliminazione di quelle più vicine all'orchestra, e la costruzione di un muro continuo in blocchi di calcare (9). Alle spalle del muro che dava sicurezza agli spettatori vennero poi costruiti tre stretti vani, forse per servizio, di cui è conservato quello centrale lungo 6 m. (10). Successivamente, come contenimento del pendio naturale della cavea, si costruì all'estremità Nord-Est un robusto muro con contrafforti esterni (11), che venne nascosto più tardi con la realizzazione di uno stretto corridoio ad andamento obliquo (12).
Ad età romana appartengono anche una vasca intonacata (13) all'estremità meridionale dell'edificio scenico e una serie di muri radiali (14) nella parte alta della cavea, probabilmente per sostenere delle gradinate lignee in sostituzione di quelle greche già fatiscenti.
Sempre nella parte alta della cavea venne costruita una serie di incassi quadrati per pali lignei (15), che probabilmente servivano al sostegno di una copertura temporanea con tenda mobile (velum) per fare ombra sugli spettatori.

