Site Network: HOME | Archeo Calabria Virtual | | TOUR Soprintendenza | |

|

Museo Nazionale Reggio Calabria

La sua istituzione fu promossa da Paolo Orsi e rappresenta uno dei musei più prestigiosi d'Italia per la quantità delle testimonianze della Magna Grecia presenti. Inaugurato nel 1959, su progetto di uno dei massimi architetti italiani, Marcello Piacentini, oggi rappresenta il punto di partenza per la scoperta archeologica della Calabria.

 

Sezione Numismatica

Primo Piano.

La sezione numismatica è stata allestita nel 1973 con quelli che allora risultavano i principali rinvenimenti monetali in suolo calabrese. Si tratta sostanzialmente di tesoretti, ovverosia gruzzoli di monete nascosti sottoterra e per qualche ragione non più recuperati, sino alla loro scoperta fortuita o nel corso di indagini archeologiche. Le monete di un ripostiglio sono frutto di una scelta precisa da parte di chi li ho creato, avvenuta con modalità diverse a seconda che le circostanze siano state repentine e traumatiche o dettate da un ponderato desiderio di risparmio. In ogni caso si tratta di monete fra le più accreditate e con il più alto valore intrinseco, tali da offrire la maggior garanzia di conservazione della ricchezza. In uno stesso tesoretto sono contenute monete coniate da differenti città della Grecia d'Occidente e della madrepatria, alle quali sono attribuibili grazie ad un'immagine simbolica, il «tipo», e ad un'iscrizione del nome della comunità che le ha emesse, l'«etnico».


Sala Numismatica.

Le più antiche monete della Magna Grecia sono quelle di Sibari, Metaponto e Crotone e risalgono alla seconda metà del VI sec. a.C.; basate sul medesimo sistema ponderale acheo, erano coniate con la tecnica «incusa», con lo stesso tipo in rilievo sulla faccia principale della moneta (detta «diritto»), in negativo sull'opposta (detta «rovescio»).


Tetradramma Messina Anaxilas, dritto e rovescio

A metà del V sec. a.C. prese il sopravvento la tecnica del doppio rilievo, già adottata da altre colonie, come Reggio, che utilizzava un sistema ponderale diverso, condiviso con le città calcidesi della Sicilia.

L'uso della moneta non si diffuse dappertutto sin dall'età arcaica: ad esempio a Locri comparve solo nella seconda metà del IV sec. a.C. con l'avvento del regime democratico.

Le monete erano di argento, e solo in casi di strutture economiche complesse, come quelle di Sibari, era diffuso l'uso di frazioni di valore relativamente basso, in quanto non servivano per piccole transazioni commerciali ma per necessità finanziarie di una certa entità e, almeno in origine, di natura statale. Entro un ripostiglio di Sambiase (CZ) è presente, insieme a più di cinquanta stateri d'argento di Sibari, un lingotto d'argento dal peso equivalente a sei stateri, a dimostrazione di come le contrattazioni avvenissero più sulla base del valore reale del metallo che su quello nominale della coniazione.


Bacheca 12, Ripostiglio di Sambiase

Furono proprio le colonie magnogreche ad introdurre, attorno alla metà del V sec. a.C., l'uso del bronzo, e a concepire in senso moderno la moneta, accettata non per il valore intrinseco del metallo con cui era prodotta, ma per il valore fiduciario garantito dall'autorità emittente.

Oltre alle monete greche, sono presenti: monete coniate dai Brettii, popolazione italica di stirpe lucana che nel corso del IV sec. a.C. si insediò in parte della Calabria; monete romane, soprattutto denari repubblicani ma anche coniazioni anteriori su modelli tipologici italioti e basi metrologiche campane; monete bizantine, pressocché le uniche in oro.


Moneta incusa di Kaulonia, dritto e rovescio

Pianta del Primo Piano