Sezione Subacquea
Primo Inferiore.
La Sala 1 intende offrire una panoramica sui principali reperti restituiti dai fondali marini lungo le coste della Calabria. Delle imbarcazioni antiche si conservano solo le parti in materiale non deperibile, come il ceppo in pietra o in piombo delle ancore. Un esemplare del I sec. d.C. reca iscritto Hera , nome della dea dato alla nave in segno di buon augurio, un altro è stato riutilizzato come cippo votivo offerto a Zeus Meilichios dal famoso atleta di Crotone Phayllos (475-450 a.C.).

Ancore ed Anfore
Numerose sono le anfore, contenitori di derrate alimentari (olio, vino, cerali) dotati della caratteristica terminazione a punta (il «puntale») che ne facilitava la disposizione in file sovrapposte entro la stiva delle navi. La loro tipologia diversificata indica una pluralità di luoghi di provenienza, offrendo dati importanti per la ricostruzione dei circuiti commerciali che interessavano le coste calabre.

Ancora con dedica ad Hera
Un settore è dedicato al relitto di Porticello, nome dell'insenatura presso Villa San Giovanni affacciata sullo stretto di Messina ove esso è stato portato alla luce nel 1970, dopo essere parzialmente saccheggiato l'anno precedente.
La nave, lunga circa 20 m e con una stazza di circa 30 tonnellate, fece naufragio attorno tra la fine del V e gli inizi del IV sec. a.C. probabilmente mentre viaggiava lungo la costa Nord della Sicilia, trasportando beni saccheggiati dai Cartaginesi a città siceliote. Il carico commerciale comprendeva anfore di provenienza eterogenea (415-385 a.C.) e frammenti di statue in bronzo; nella vetrina sono esposti, oltre che attrezzature per la pesca e vasellame da cucina e da mensa usati dall'equipaggio, alcuni vasetti globulari, usati forse per trasportare inchiostro, evidentemente merce di un certo valore.
Il complesso di bronzi, oltre a due teste, comprendeva circa venti frammenti di statue, che non viaggiavano integre ma già intenzionalmente fatte in pezzi e destinate alla fusione al fine di ottenere metallo. Si tratta di parti anatomiche nude, attribuite a due distinte figure maschili stanti, forse atleti, e di altre panneggiate di una figura stante a grandezza naturale, cui è forse pertinente la celebre testa del “filosofo”.
Questi frammenti sono esposti in una vetrina nella Saletta 2 antistante il salone dei Bronzi: si riconoscono una coppia di piedi, una mano sinistra, un fianco destro con drappeggio, un gluteo con attacco della gamba sinistra, un fallo e vari frammenti di panneggio.
Nella vetrina adiacente vi sono i pochi reperti rinvenuti nei fondali di Riace presso il luogo di rinvenimento delle statue, fra cui 28 anelli in piombo pertinenti alle vele di una nave antica ed un frammento di chiglia in legno di una tipologia usata dall'età romana a quella bizantina e pertanto non attribuibile con certezza alla nave dei Bronzi, nonché la maniglia dello scudo imbracciato dal Bronzo A. Sono esposti i tenoni in piombo che tenevano ancorati alla base i piedi delle statue, asportati in corso di restauro per raggiungere l'interno di esse.
foto 360° Salette Sezione Subacquea
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Antistante l'ingresso del Salone 3 con i Bronzi sono affiancate le due teste di Porticello. La testa del “filosofo” deve questa denominazione convenzionale alle sembianze con cui nell'arte greca erano raffigurati gli intellettuali in genere; è a grandezza quasi naturale e presenta particolari somatici fortemente individualizzati: incipiente calvizie, fronte ossuta e corrugata, occhi piccoli e infossati, naso aquilino, guance rilassate, lunga barba. Altre asimmetrie ed irregolarità nella costruzione del volto confermano che si tratta di un vero e proprio ritratto fisionomico. E' stata proposta una datazione attorno al 460/50-440/30 a.C., che ne farebbe uno dei primissimi esempi di ritratto nell'arte greca; altri studiosi abbassano la cronologia tra la fine IV ed i primi decenni del III sec. a.C., attribuendo la testa ad un relitto diverso, sovrappostosi a quello che ha restituito il carico commerciale di un secolo precedente.


Testa del Filosofo e testa di Basilea, Bronzi
L'altra testa è nota come «testa di Basilea» per essere stata acquisita dal museo di quella città ma restituita negli anni '90 al governo italiano in quanto risultata oggetto di un trafugamento illegale da parte di clandestini all'epoca della scoperta del relitto. Imputabili a queste vicende sono i vistosi danni alla patina del volto provocati da sostanze chimiche aggressive con cui è stata tentata una pulizia. La testa è stata datata intorno alla metà del V sec. a.C. per i richiami allo stile di Fidia; la presenza di tratti somatici idealizzati fa supporre che si tratti di una figura divina o quanto meno mitica oppure di un personaggio regale.

